lo scrivo un po' in ritardoooo...
Non posso trattenere ciò che tu divori…
Le parole risuonano così, come una cantilena nella mia mente alle ore 20.50 del 29 febbraio 2008… se penso a tutto quel casino che ho fatto per venire qui… se penso che è da settembre che aspetto questo assurdo, folle momento… e adesso mi ritrovo qui… qui…
Tra la folla… il blocco allo stomaco… le mani e le gambe che tremano… non posso trattenere ciò che tu divori… questo piega tutto.
Buio, boato generale, aguzzo la vista… e quel biondino è lì; vestito di nero, quella camicia sbottonata sul petto, le maniche arrotolate fino al gomito. E pure è lui, al diavolo, è lui!
Si avvicina a quella gigante batteria nera… la tensione sale… calmo, come se niente fosse, si siede, ha in mano due bacchette. Uno, due… uno, due e tre.
Mentre puntello con il gomito l’altro fan per eccellenza, mio padre, balbetto poche sillabe: ‘il ba… il batte… il batteristaaaaaa!!! Oddio, Jason Jason Jason!!!’
Che lo spettacolo abbia inizio.
Plainsong e, come in un sogno, si materializzano tre uomini… quasi fossero immaginari… sì, immaginari è la parola giusta. Non capisco niente, ormai ho il cervello out of this world.
Il primo è vestito di puro nero… avete presente quel look così geniale, originale… è divino… quella chitarra poi, bianca bianca bianca… quell'uomo ha delle mani velocissime che sfiorano le corde in un modo quasi strano, psichedelico, virtuoso. Volteggia su sé stesso quasi come fosse uno spirito libero. E di virtuoso ne hai tanto… Porl.
Il secondo, alla sinistra del terzo, è sempre lui da una ventina d’anni… capelli rossi (?), canottiera… le sue braccia, tatuaggi e pantaloni attillati… è lui o non è lui, certo che è lui… saltella come un grillo con un basso bianco e nero in mano… saltelli, saltelli… vero, Simon?.
Ma il terzo, piango piango e piango. Un nome, un volto… unico, solo, idolo… Robert Smith.
Basta il nome.
Poi delirio.
Poi follia.
Poi paradiso, nirvana puro.
Musica allo stato puro.
Il modo di vestire è il solito da sempre… malinconico, forse romantico, oscuro… sussurri sogni… ormai grido, e mi passano nella mente (in un istante) tutte le immagini della mia vita: dalla prima volta che sentì la sua musica (avrò avuto cinque anni, forse!?), ai racconti di papà, dalla prima volta che lo vidi, a tutte quelle volte che con i suoi occhi mi catturava, mi prendeva, si impossessava di me… ed io, pendendo dalle sue labbra, gli dedicavo (e lo faccio ancora adesso…) assurde poesie.
Capelli cotonati, occhi scuri e vivaci, dolci; rossetto rosso e camicione nero. Un ragazzo, davanti a me, urla (con accento romano) ‘a Robbbert… cinquant’ anni non spesi invanooooo!’. Ha ragione.
Tutti i fan (da quelli della prima ora ai neo affezionati), mentre i nostri quattro eroi suonavano, gridavano i loro nomi, urlavano, saltavano… dancing screaming itching squealing fevered feeling hot hot hot!!!
Ma poi, tutto d’un tratto, ecco la catarsi… è proprio il caso di dire: il momento è catartico.
Loro e noi, noi e loro.
Robert intona qualche canzone nuova, qualche cavallo di battaglia e ride, scherza, è unico… semplicemente… parla in inglese con la folla che oramai lo segue… abbagliata dalle sue schitarrate, dalla sua voce dolce, melanconica, melliflua… sembra un angelo.
Perché la musica unisce… un connubio di anime che sentono nei loro cuori la forza della musica.
Io sono lì, non sento niente, ho perso la cognizione del tempo… nulla esiste… voglio godere… voglio godere fino all’ultimo secondo, questa specie di catarsi!
Intanto, qualche giorno prima, la Giulia –toghissima- mi dice: ‘sei lontana??? Ma portati dietro il binocolo!’.
Detto fatto.
Qui si spia ogni mossa… ogni sguardo…
Troppo toghi quei momenti… ‘Laura… guarda il batterista…’ ‘che ha il batterista?’ ‘no,dico… ma guarda il batterista come suona… ma è un mito!’. Dialoghi surreali.
Io lo vedo, lui non mi vede… pazienza… il tempo passa, ma noi siamo ancora lì, intoniamo ritornelli, piangiamo (come del resto ho fatto) quando sentiamo just like heaven, lovesong; battiamo le mani a ritmo del basso di Simon super Simon Gallup mentre suona l’ipnotica a forest.
Quelle mani, le sue mani; le agita al vento quasi andassero per conto loro… ed io cerco di afferrarlo, cosa impossibile, me ne fotto della lontananza… gli tendo le mani… mi agito… io e lui, lui ed io… e quando si muove per il palco… sembra un folletto che vaga senza una meta precisa. Quanti baci ti ho mandato.
Quante volte ti ho spiato, mio (anzi nostro) Poeta divino, quante volte ho visto (o così mi sembrava) la calma, la precisione di Jason alla batteria, non smettevo di adocchiare i saltelli di Simon e le entrate sul palco di Porl, da artista!.
Però, come in tutte le favole, i sogni e le enigmatiche creazioni, finiscono… tutto ha una fine… come la fine è sempre, how the end always is… si disintegra tutto… disintegrazione… tre ore erano passate… come mille o come un minuto?
Siamo un po’ tutti stanchi.
Robert, guardaci un’ultima volta… lo fa… poi, è finita davvero.
Le luci si riaccendono e tutto si svuota… non ho mai avuto delle emozioni così forti come quelle del 29 febbraio… niente sarà più come prima… I stop to think, I miss you so much.
Torno a casa, non riesco a dormire, ci vorrà qualche giorno prima che mi riprenda.
Era un venerdì, ero innamorata.
It’s Friday, I’m in love.
La domanda sorge spontanea… ci sarà una prossima volta??????
...SONO CONTRO L'AZIONE PER LA CONTRADDIZIONE CONTINUA... (TRISTAN TZARA)


Bela Lugosi’s dead...Bela Lugosi's dead...UNDEAD UNDEAD UNDEAD!

